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Nell'ambito della rivista internazionale di semiotica Lexia, pubblicata dai semiologi del Dipartimento di Filosofia e Scienze dell’Educazione dell’Università di Torino che svolgono studi e ricerche attraverso un approccio scientifico caratterizzato da una visione della disciplina aperta a ricevere e coltivare le intuizioni della semiotica di Peirce, Saussure e Lotman, nasce la collana "I saggi di Lexia". 

Diretta da Ugo Volli, Guido Ferraro, Massimo Leone, "questa collana presenterà soprattutto ricerche empiriche, analisi di casi, lascerà volentieri spazio al nuovo, sia nelle persone degli autori che degli argomenti di studio. Questa è sempre una condizione dello sviluppo scientifico, che ha come prerequisito il cambiamento e il rinnovamento. Lo è a maggior ragione per una collana legata al mondo universitario, irrigidito da troppo tempo nel nostro Paese da un blocco sostanziale che non dà luogo ai giovani di emergere e di prendere il posto che meritano" (Ugo Volli).

 

IL SISTEMA DEL VELO

A cura di Massimo Leone, Henri de Riedmatten, Victor I. Stoichita

2016

Ciò che viene nascosto affascina. Il velo è, per tradizione, manifestazione di meccanismi di ostensione e occultamento presenti in seno all’opera. Esso prende parte, inoltre, alla dinamica paradossale secondo la quale necessariamente si produce un’insistenza dell’attenzione visiva proprio su ciò che si vorrebbe coprire. Il volume si propone dunque di esplorare le strategie di velamento/svelamento dell’identità nella pittura, nella fotografia, nel cinema, nella letteratura, attraverso dispositivi, artifici, maschere, tessuti e altri ornamenti, specie in relazione al viso.

ANNUNCIAZIONI - PERCORSI DI SEMIOTICA DELLA RELIGIONE

a cura di Massimo Leone

prefazione di Ugo Volli

2015

Di tutte le annunciazioni che popolano la storia umana e le sue svariate tradizioni, al semiologo non interessa la fonte in sé, il numinoso che all’umano si rivolge per significargli di volta in volta la propria presenza, intenzione, sensibilità; interessa, piuttosto, il modo in cui a seconda delle epoche storiche, dei contesti culturali, delle vicende sociali, ma anche delle sensibilità individuali, uomini e donne hanno utilizzato i materiali del mondo, quelli dell’immanenza, per forgiare i significanti del divino. Ovvero, specularmente, il modo in cui hanno immaginato, e creduto con fermezza, che tali materiali divenissero d’un tratto appannaggio di una divina intenzione di comunicare, stoffa della rivelazione, parole annuncianti. Al teologo, non al semiologo, spetta immaginare la ricostruzione della totalità a fronte della quale si dipana il messaggio divino nella sua vicenda immanente. Al semiologo tocca invece un compito che è insieme più modesto e più costrittivo; innanzitutto raccogliere e inventariare queste tracce: in quali circostanze gli uomini e le donne hanno raccontato e raccontano di un loro incontro con il divino? Utilizzando quali segni? Piegandoli a quali necessità comunicative? Il compito successivo, più arduo, è analizzare questi segni, con gli strumenti di cui dispone la metodologia semiotica, per capire se si possano in qualche modo catalogare, suddividere in tipologie, distribuire in atlanti che, anche al di là e a dispetto delle differenze d’origine storica e confessionale, manifestino nondimeno dinamiche comuni nella costruzione e nell’elaborazione del linguaggio.

SIGNATIM - PROFILI DI SEMIOTICA DELLA CULTURA

a cura di Massimo Leone

2015

Signatim è termine raro. Compare in un passo attribuito all’autore Caio, all’interno dei cosiddetti Gromatici veteres, una raccolta di testi di agrimensura compilata nel V secolo d.C. “Gromatico” è infatti tutto ciò che si riferisce alla misurazione, divisione, e rappresentazione di terreni. Il termine deriva da “groma”, uno strumento che gli Etruschi prima, e poi i Romani, utilizzarono per tracciare sul territorio allineamenti ortogonali, necessari per la delimitazione di nuove città, quartieri, e strade, ma anche per suddividere il terreno in quadrati o rettangoli, e renderne così calcolabile la superficie. Nel passo di Caio si descrive una tecnica gromatica. Al fine di poter identificare anche in futuro i paletti interrati che delimitano il terreno, è necessario contraddistinguerli con un segno a forma di stella, la cosiddetta stella junior. In questo contesto, signatim è dunque avverbio che designa la scrittura e la lettura di segni nella delineazione di frontiere. Quale parola più appropriata per evocare il lavoro della semiotica della cultura, la quale pure si occupa dei segni, delle tracce, delle marche che gli individui e le società producono nell’istituire la diversità? Per cartografare non colture ma culture, non gromatiche ma grammatiche, riconducendone le forme esuberanti all’ortogonalità di strutture soggiacenti?

Immagini efficaci - Efficacious images

a cura di Massimo Leone

2014

 “Viviamo nella società delle immagini” è ormai una frase senza senso.

Se tutto è immagine, come distinguere tra visione e visione, a ognuna attribuendo una certa fattura, significazione, presa sul reale?

Da tempo la semiotica si è data il compito di capire la sintassi delle immagini, il modo in cui forme, colori, posizioni, e testure disegnano ciò che vediamo. Si è poi anche data l’obbiettivo, più arduo, di sviluppare un discorso razionale, intersoggettivamente controllabile, scientifico, sul senso delle immagini, su ciò che accade al soggetto e alla cultura quando un’icona si forma, circola, colpisce l’occhio e la mente.

Questo numero di Lexia accoglie una sfida ulteriore: non basta conoscere la fabbrica formale delle immagini, né fissarne il senso nel triangolo fra mente, società, e cultura. È necessario anche spingere lo studio semiotico oltre, verso una pragmatica del visivo, per comprendere il modo in cui le immagini esercitano un’agentività nel mondo. Immagini efficaci, immagini inefficaci. Immagini che fanno fare, pensare, sentire, ovvero che falliscono nelle loro ingiunzioni.

Della misteriosa capacità dell’icona di aprire un nuovo sentiero nella realtà si occupano i numerosi saggi riuniti in questo volume.

 

Copertina rivista

Estasi - Ecstasy

a cura di Massimo Leone

2014

È estatico ogni discorso che, costruendosi nel linguaggio e col linguaggio, rappresenta nondimeno una fuoriuscita da esso, un bloccarsi della semiosi, un venir meno delle distinzioni che fondano il senso. Trattasi dunque di un’impostura? Dell’evocazione impossibile, fra le maglie dell’immanenza, di una dimensione trascendente nella quale e verso la quale la prima si sfaldi, perdendo la consistenza di strutture e opposizioni? Rispondere affermativamente sarebbe forse semplicistico, sarebbe considerare l’estasi come puro effetto ottico, come sorta di trompe-l’oeil mistico. In realtà, come ogni trompe-l’oeil, anche l’estasi rimanda a qualcosa di più della propria semplice rappresentazione. Essa rinvia ai pregiudizi inconfessati di un’ideologia semiotica, alla trama nascosta, al negativo segreto che regge tutta la concezione moderna del senso e del linguaggio. Il discorso mistico, che corre parallelo e invisibile, spesso represso, a volte perseguitato, lungo tutta la storia delle religioni, esprime allora questo dubbio: e se il senso non fosse distinzione, separatezza, dualità? Se l’immanenza articolatoria che lo viviseziona non fosse che illusoria? A questo punta ogni racconto dell’estasi: al sospetto che i fondamenti della modernità, anti-mistici per definizione, non siano altro che una delle possibilità dell’umano, e che una storia non detta, in filigrana, si dipani accanto e sotto al moderno come traccia sbiadita di un altro percorso, di un altro modo d’intendere e di dire.

Copertina rivista

Semiotica delle soggettività - Per Omar

a cura di Massimo Leone, Isabella Pezzini

2013

Nella sua tradizione la semiotica ha messo a fuoco in modi diversi la questione del- la soggettività, rielaborandone progressivamente la nozione nel contesto dei suoi assunti più generali. Nato dai lavori del XL Congresso dell’Associazione Italiana di Stu- di Semiotici (AISS), questo volume si propone da un lato di riprendere, esplicitare e aggiornare in modo organico questa linea di riflessione teorica, dall’altro di verifica- re criticamente la capacità analitica della disciplina, mettendola alla prova su corpus e oggetti particolarmente significativi per questo tema. Nella prima parte, molti dei sag- gi in effetti rimettono in questione l'idea che la semiotica si sia costituita sin dall'ini- zio nei termini di un paradigma oggettivista, altri si interrogano più radicalmente sul significato di termini che spesso comportano la vaghezza dei loro usi correnti, anche quando sono assunti come espressioni metalinguistiche, proponendo ridefinizioni epi- stemologicamente più attente. Accanto alle riletture di autori classici come Saussure, Peirce, Benveniste, viene rappresentato il dibattito semiotico attuale sui modi di in- tendere il dispositivo dell'enunciazione, se ne esplorano la dimensione sociale e cul- turale, e i vincoli espressivi che esse pongono in casi specifici e significativi, come nel- la figurazione dell'anima o dei sogni, o nel dibattito sui generi o il postumano. La se- conda parte del volume è dedicata a Omar Calabrese e alla sua ricerca sull'enuncia- zione visiva: raccoglie gli interventi di molti dei suoi allievi senesi, un saggio di Vic- tor Stoichita su Blow Up di Antonioni e un affettuoso ricordo di Umberto Eco a par- tire dal libro di Calabrese Mille di questi anni. 

 

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Protesta. Protest

a cura di Massimo Leone

2013

Un vento di protesta sta scuotendo il mondo intero. È un vento che soffia da lontano, ma in questi ultimi tempi si è fatto impetuoso. Le elezioni presidenziali in Iran nel 2009, i moti di rivolta in Tunisia, Egitto, Siria, per tutto il Medio Oriente; l’occupazione simbolica di Wall Street; il “15M” spagnolo, con la Puerta del Sol gremita di dimostranti; i sollevamenti contro il TAV Torino-Lione in Italia, le lotte degli operai e quelle dei disoccupati; il sommovimento politico contro governi vecchi e inefficienti. Pare che a un certo punto della storia il mondo si sia acceso, e continui a pulsare con luce intermittente sin da allora: fuochi di protesta divampano, si diffondono, divorano regimi, governi, leggi; alcuni si propagano da una parte all’altra del globo attraverso la nuova scintilla di Internet, altri si sopiscono ed estinguono. Lo studioso può, come ogni altro, entusiasmarsi di fronte a tanta energia umana, a tanto desiderio di rinnovamento, allo spettacolo del motore della storia che sembra come per incanto prendere abbrivio e non arrestarsi più; lo studioso può appassionarsi a tutto questo e forse deve. Però lo studioso deve, innanzitutto, capire e aiutare a capire. Perché la protesta si scatena in certe circostanze e non in altre? Cosa muove gli individui, i gruppi, i popoli a sognare uno stato di cose differente, ad accorgersi dell’inadeguatezza delle proprie esistenze, a produrre linguaggio e azione per cambiarne i connotati? Che cosa fa scattare in alcuni la molla della protesta, e cosa spinge invece gli altri a tacere, a sopportare, ad accettare? E poi come si costruiscono i modi della protesta, secondo quali leggi, quali regolarità, quali innovazioni? Comprendere i modi attraverso cui individui e gruppi attualmente costruiscono i testi della protesta e come tali testi si volgano in testimonianza sociale più o meno efficace pare un compito imprescindibile per una semiotica che si voglia sempre più al centro della società contemporanea e delle pressanti richieste di conoscenza che da essa promanano.

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Resti del senso. Ripensare il mondo a partire dai rifiuti

a cura di Gianluca Cuozzo

2012

Sullo sfondo dell'odierna spettacolarizzazione del mondo storico-sociale si staglia l'oscena verità di un'imminente crisi sistemica: la trasformazione del nostro habitat in una Gomorra di cemento, rovine e munnezza. Ciò che oggi permane del reale consiste così da un lato in immagini senza spessore (simulacri di un mondo prossimo alla propria dissoluzione), dall'altro in spazzatura, relitti e frammenti disarticolati. Pensare fino in fondo questa realtà ambigua e drammatica, messa in evidenza dal rapporto inscindibile merce-spazzatura, vetrina commerciale-discarica, implica una revisione profonda delle nostre categorie filosofiche, nonché una radicale metamorfosi della nostra prassi di vita. Fare filosofia, in un mondo sempre più simile a una gigantesca discarica a cielo aperto, è un compito da straccivendoli, un'attività da flâneur in cammino tra le rovine della storia. Con saggi di Antonio Dall'Igna, Massimo Leone, Simona Porro, Damiano Roberi, Kristupas Sabolius; in Appendice testi di Giulia Fresco, Francesco Migliaccio, Marilde Saitta, Niccolò Sciaccaluga.

 

Ultimo aggiornamento: 25/01/2016 09:13
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